Breve considerazione sul DPB 2024

Chi “mastica” di economia e, soprattutto, chi come noi cerca di diffondere una “visione” differente dell’economia rispetto alla narrazione mainstream, intrisa di reminescenze neo-classiche come se vivessimo nell’800(!), non può che inorridire dinanzi al Documento Programmatico di Bilancio 2024, in cui, tra l’altro, bisogna continuare a digerire frasi come queste

“(…), la sostenibilità della finanza pubblica rimane solida nel medio termine. Come già chiarito, nel 2026 l’indebitamento netto sarà ricondotto entro il limite del 3 per cento previsto dal Patto di Stabilità e Crescita. Tale soglia resta il parametro europeo di riferimento per l’apertura di una procedura per deficit eccessivi a livello europeo, anche nell’ambito della prevista revisione delle regole fiscali. Coerentemente con questo obiettivo, la politica di bilancio diventerà lievemente restrittiva nel 2026 rispetto allo scenario tendenziale, con il conseguimento di un miglioramento più sostanzioso del saldo primario in tale anno. Nel suo insieme il quadro programmatico di finanza pubblica aggiornato appare coerente con le indicazioni fornite dalla Commissione europea per il 2024”


che rappresentano, nei fatti, la sostanza attorno cui ruoterà la politica economica del governo.

Il substrato culturale (economico) che permea i dicasteri economici, non solo italiani ma di gran parte dei paesi occidentali, è tutto ciò per cui noi “lottiamo” da anni. Le frasi su riportate sono l’evidenza empirica della forte presenza di una struttura teorica restia a morire, che nulla ha in comune con la realtà fattuale sociale ma piuttosto con “modelli” ideali e fallaci di largo uso nell’Unione Europea (2).

Predicare un’avversione verso i deficit (dunque il debito pubblico), verso la spesa pubblica, auspicare che addirittura avanzi primari siano un fattore positivo per l’economia del paese, in nome della “sostenibilità delle finanze pubbliche” (la differenza fra spesa pubblica ed entrate al netto del costo del debito pubblico: quando le entrate eccedono le uscite, dunque meno ricchezza finanziaria netta nel settore privato), a me fa venire l’orticaria.

Ma mi rendo conto che chi legge darà ragione a chi sostiene che effettivamente uno Stato debba contenere le spese perchè è giusto “evitare sprechi e sperpero di denaro pubblico”, perchè è questo che vi fanno credere, da sempre.

D’altronde, non dovreste essere mica voi lettori a convincervi del contrario ma un’intera classe politica, ormai, completamente perduta.

(1) Documento Programmatico di Bilancio 2024

(2) Modello econometrico usato dall’Italia (ITEM) . Qui una descrizione.