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Gianfranco La Grassa: l’intellettuale del conflitto strategico

(In memoria di un pensatore controcorrente)

di A. Scorrano 

Introduzione: l’uomo e il percorso intellettuale

Il prof. Gianfranco La Grassa, recentemente scomparso (il 25 settembre 2025) all’età di 90 anni, lascia dietro di sé un’eredità intellettuale di straordinaria ricchezza e originalità. Nasce a Conegliano in provincia di Treviso il 19 gennaio 1935 da una famiglia di origini siciliane, percorrendo quasi un secolo di trasformazioni del pensiero economico e politico, pur mantenendo sempre una posizione critica e indipendente rispetto agli esponenti dell’ortodossia del suo tempo.

La sua natura non convenzionale si rivela presto, già dal suo percorso formativo cominciato con un diploma (nel 1954) presso la scuola enologica del paese natale e poi proseguita con l’iscrizione all’Università Ca’ Foscari di Venezia, interrotta in quanto iniziò a lavorare nell’impresa vinicola paterna. Questa esperienza nel mondo produttivo, precedente alla sua formazione accademica, gli fornì quella concretezza che avrebbe poi caratterizzato il suo approccio teorico. Successivamente si trasferì all’Università di Parma, presso cui insegnava Antonio Pesenti con il quale cui aveva intrapreso uno scambio epistolare, laureandosi in Economia e Commercio nel luglio del ‘64 con una tesi che ottenne una lode ed un premio della Confindustria.

Il suo excursus accademico si sviluppò attraverso una serie di istituzioni prestigiose. Fu dapprima allievo dello stesso Antonio Pesenti e poi di Charles Bettelheim, diventando successivamente docente di Economia politica nelle Università di Pisa e Venezia. La formazione proseguì con un periodo cruciale in Francia (1970-1971), dove studiò con Charles Bettelheim all’École pratique des hautes études, esponendosi alle correnti più avanzate del pensiero marxista francese. Dal 1972 al 1981 fu professore associato a Pisa e dal 1979 all’Università Ca’ Foscari Venezia, fino al pensionamento che avvenne nel 1996.

Il rapporto complesso con il marxismo ed il comunismo

Durante gli anni della sua formazione e della prima attività accademica, Gianfranco La Grassa fu particolarmente attivo nel dibattito teorico in campo marxista, intervenendo su svariate riviste, in particolare su “Critica marxista”, l’organo teorico del PCI. Assieme al filosofo Costanzo Preve, fu tra i fondatori del Centro Studi di Materialismo Storico, attivo a Milano tra il 1983 e il 1993, che per lui fu un’esperienza importante tanto da segnare profondamente la sua elaborazione teorica successiva.

Riguardo al rapporto di La Grassa con il marxismo e con il Partito Comunista Italiano, possiamo dire che fu caratterizzato da una progressiva presa di distanza critica: inizialmente inserito nelle correnti del marxismo critico degli anni ’70, con riflessioni di ispirazione di matrice althusseriana, pur con una “sostanziale originalità”, La Grassa sviluppò una lettura certamente filologica ma tutto sommato innovativa delle idee marxiane. La sua critica era concentrata sulla centralità dei rapporti sociali di produzione, operando un’analisi che andava ben oltre l’ortodossia tradizionale.

Nei seguenti anni ’80, La Grassa elaborò la teoria del cd. “capitalismo lavorativo”, focalizzando la sua attenzione sull’articolazione tecnico-organizzativa del processo di lavoro ma fu a partire dalla metà degli anni novanta che compì la più significativa svolta: smise infatti di definirsi “marxista” senza per questo abbandonare né alcune categorie concettuali di Marx né uno sguardo critico verso la totalità sociale. In opere di quel tempo come “La fine di una teoria” (1996), ammise il fallimento irreversibile del marxismo, aprendo di fatto la strada a una nuova fase del suo pensiero.

L’evoluzione teorica: dalle tre fasi al conflitto strategico

Per approdare al pensiero di Gianfranco La Grassa dobbiamo vederlo svilupparsi attraverso tre fasi fondamentali che testimoniano la sua straordinaria capacità di rinnovarsi intellettualmente e di non rimanere mai prigioniero di schemi precostituiti.

  1. La prima fase è quella del “Marxismo critico” (anni ’70), influenzata anche dal periodo trascorso a Parigi accanto a Charles Bettelheim, in cui l’economista veneto si confronta con il marxismo althusseriano ma sempre con un approccio originale e autonomo. La sua attenzione è rivolta in particolar modo alla centralità dei rapporti sociali di produzione, interpretati in modo filologico ma mai dogmatico. Questo è il momento della ricerca rigorosa all’interno delle categorie marxiane, con l’intento di andare oltre l’ortodossia dominante.
  2. La seconda fase è quella del “capitalismo lavorativo” (anni ’80), in cui la riflessione trasla verso l’analisi del processo lavorativo come nucleo riproduttivo dell’intero sistema capitalistico. La Grassa mette a fuoco la dimensione tecnico-organizzativa del lavoro, considerandola la vera “struttura portante” del capitalismo, in una prospettiva che segna un distacco quasi netto dalle interpretazioni meramente economiche o politiche e che pone al centro l’articolazione concreta del lavoro vivo e delle forme di organizzazione produttiva.
  3. Infine, l’ultima fase è quella del “conflitto strategico” (dal 1996 in poi). Dopo la svolta teorica sancita con “La fine di una teoria”, La Grassa abbandona l’autodefinizione di “marxista” e inaugura la fase più matura del suo pensiero: a partire dallo scritto “Gli strateghi del capitale” (2005), egli elabora la teoria del conflitto strategico che rovescia la tradizionale concezione della lotta di classe. In questa fase la dinamica storica non è più letta come contrapposizione tra dominanti e dominati ma come scontro permanente tra gruppi dominanti in competizione per la supremazia, una prospettiva che consente di interpretare con maggiore lucidità i rapporti di potere, le dinamiche geopolitiche e i processi storici contemporanei, liberando l’analisi dalle categorie novecentesche ormai inadeguate.

L’evoluzione del suo pensiero, scandita da queste tre fasi, dimostra come La Grassa non abbia mai rinunciato alla tensione critica e alla ricerca di strumenti teorici nuovi per comprendere la realtà, anticipando spesso (anche rispetto ad altri intellettuali) analisi e intuizioni che sarebbero diventate centrali solo molti anni dopo.

Il superamento della dicotomia destra-sinistra e l’amicizia con Costanzo Preve 

Una delle intuizioni più profonde di La Grassa, condivisa con l’amico e collaboratore Costanzo Preve, fu il superamento delle tradizionali categorie di destra e sinistra. Questa prospettiva nasceva dalla constatazione che le classiche dicotomie politiche del Novecento erano ormai inadeguate a comprendere le dinamiche del conflitto contemporaneo.

Con Preve, La Grassa condivise un percorso di progressiva emancipazione dall’ortodossia marxista, sviluppando insieme una critica radicale tanto del capitalismo quanto del “socialismo reale”.

La loro collaborazione intellettuale si concretizzò in opere comuni come “La fine di una teoria” (1996), dove affrontarono il collasso del marxismo storico novecentesco.

Il superamento della dicotomia destra-sinistra non significava per La Grassa un approccio centrista o moderato, ma piuttosto la necessità di individuare nuove categorie analitiche capaci di cogliere le reali linee di conflitto nella società contemporanea. Questa prospettiva si sarebbe poi sviluppata pienamente nella sua teoria del conflitto strategico.

La teoria del conflitto strategico

La teoria del conflitto strategico rappresenta l’approdo maturo del pensiero lagrassiano e il suo contributo più originale al dibattito teorico contemporaneo. Sviluppata principalmente a partire da “Gli strateghi del capitale” (2005), questa teoria rovescia completamente la prospettiva marxiana tradizionale.

Secondo La Grassa, la storia non è caratterizzata dalla lotta tra dominanti e dominati, ma dal conflitto tra gruppi dominanti per la supremazia. Come egli stesso sintetizzava: “la storia di ogni società esistita fino a questo momento è la storia di lotte fra classi dominanti”. Questo conflitto non si svolge secondo una razionalità economica strumentale, ma attraverso una razionalità strategico-politica.

La sua analisi si concentra sul “campo di forze che innerva permanentemente l’intera formazione sociale complessiva”, dove le strategie tra agenti sociali si scontrano per raggiungere la supremazia, soprattutto nello scenario geopolitico contemporaneo. Gli agenti strategici operano in un contesto di squilibrio incessante che vede l’alternanza di fasi capitalistiche policentriche e monocentriche.

L’analisi geopolitica e l’interpretazione dell’epoca contemporanea

Una delle caratteristiche più distintive del pensiero maturo di La Grassa è stata la sua capacità di coniugare l’analisi teorica con l’interpretazione geopolitica dell’epoca contemporanea. Già negli anni ’90, quando molti intellettuali celebravano la “fine della storia” e la globalizzazione, La Grassa intuiva l’avvicinarsi di una nuova fase di conflittualità multipolare.

La sua critica al “neoliberismo globalista” non si limitava agli aspetti economici, ma coglieva la dimensione strategica del tentativo statunitense di costruire un impero mondiale dopo il crollo dell’URSS. Anticipando molte analisi successive, La Grassa prevedeva che questa fase monocentrica sarebbe stata temporanea e che si sarebbe presto aperta una nuova epoca di conflittualità multipolare e poi policentrica.

Nel libro “Crisi economiche e mutamenti (geo)politici” (2019), La Grassa offre una lettura della crisi del 2008 non come fenomeno puramente economico, ma come sintomo del passaggio da una fase monocentrica a una multipolare. La crisi finanziaria è interpretata come manifestazione superficiale di scontri più profondi tra “placche tettoniche” geopolitiche.

Le collaborazioni e l’attività intellettuale

La produzione editoriale di La Grassa è stata straordinariamente prolifica: autore di innumerevoli articoli e circa sessanta volumi, alcuni tradotti in francese, spagnolo e portoghese. Tra le opere più significative si segnalano “Valore e formazione sociale” (1975), “Gli strateghi del capitale” (2005), “Finanza e poteri” (2008), fino alle pubblicazioni più recenti come “Da Marx in poi” (2020) e “Un nuovo percorso teorico” (2023).

Tra le varie collaborazioni che Gianfranco La Grassa ha intrattenuto nel corso della sua vita, anche noi del Centro Studi Economici per il Pieno Impiego (CSEPI) abbiamo avuto l’onore di ospitarlo. Insieme abbiamo realizzato alcuni video — più che altro delle piacevoli chiacchierate — che hanno rappresentato l’inizio di un’amicizia con il professore. Da quei momenti pubblici è nato un dialogo più personale: spesso ci sentivamo anche a lungo al telefono per discutere delle nostre idee comuni e condividere riflessioni sul presente e sul futuro.

Il CSEPI, nel suo piccolo, ha avuto il privilegio di contribuire ad avvicinare Gianfranco a un pubblico più ampio, in particolare a molti giovani che già si riconoscevano nelle nostre attività e produzioni. Grazie ai video realizzati insieme — che hanno rappresentato momenti di autentico confronto e condivisione — tanti hanno potuto scoprire non solo la profondità e l’originalità del suo pensiero, ma anche la straordinaria chiarezza e immediatezza con cui sapeva trasmettere concetti complessi, rendendoli accessibili e vivi per tutti.

In questi dialoghi è emerso, ancora di più, con chiarezza che Gianfranco non solo rifletteva teorie già affermate ma aveva spesso uno sguardo anticipatore, capace di intuire le trasformazioni sociali, economiche e politiche ben prima che diventassero oggetto di dibattito diffuso. Le nostre video chiacchierate hanno offerto al pubblico non solo la profondità del suo pensiero ma anche l’originalità del suo approccio: la capacità di formulare concetti nuovi o rigenerati in contesti che ancora non li riconoscevano e di farlo con chiarezza e immediatezza, rendendo accessibili idee complesse, che poi si sono rivelate lungimiranti nel loro impatto.

Il gesto di generosità intellettuale

Un aspetto particolarmente significativo della figura umana di La Grassa emerge dal gesto compiuto negli ultimi anni di vita. Nel 2021 donò al Comune di Picerno (Pz) la sua intera biblioteca personale, composta da migliaia di volumi, compresi i suoi scritti, riviste e lettere. Questo gesto testimonia non solo la sua generosità intellettuale, ma anche il desiderio di preservare e rendere accessibile un patrimonio culturale di straordinaria ricchezza.

La realizzazione concreta di questa donazione fu possibile anche grazie all’impegno del suo collaboratore e amico Gianni Petrosillo, che si adoperò con dedizione affinché questo patrimonio trovasse una collocazione adeguata e fosse reso fruibile alla comunità.

La donazione della biblioteca rappresenta, in un certo senso, il testamento intellettuale di un uomo che ha dedicato la vita alla ricerca della verità teorica, senza mai piegarsi alle mode intellettuali o alle pressioni accademiche. È il gesto di chi comprende che la conoscenza appartiene alla comunità e deve essere trasmessa alle generazioni future.

Una voce fuori dal coro

Per chi ha avuto il privilegio di conoscere Gianfranco La Grassa, emerge il ritratto di una personalità intellettuale di rara integrità. La sua è stata sempre una voce fuori dal coro, capace di mantenersi indipendente dalle ortodossie dominanti sia a destra che a sinistra. Intellettualmente sempre lucido, dotato di una cultura profonda e vastissima, La Grassa si caratterizzava per la schiettezza e l’assenza di fronzoli nel suo modo di esprimersi e di rapportarsi agli interlocutori.

La sua capacità di attraversare e superare le ortodossie del suo tempo, mantenendo sempre una posizione di ricerca autentica e di confronto critico con la realtà, lo ha reso un punto di riferimento per tutti coloro che rifiutano il conformismo intellettuale. Il suo pensiero, sempre in movimento, sempre disposto a rimettere in discussione le proprie certezze di fronte all’evidenza dei fatti, rappresenta un esempio di rigore intellettuale che va ben oltre le contingenze politiche.

Un’eredità per il futuro

La scomparsa di Gianfranco La Grassa lascia un vuoto incolmabile non solo per coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, ma per l’intera comunità intellettuale italiana e internazionale. Un uomo del suo spessore, capace di coniugare rigore teorico e passione civile, profondità di analisi e capacità di comunicazione, rappresenta una tipologia di intellettuale sempre più rara nel panorama contemporaneo.

Il suo lascito intellettuale continuerà certamente a stimolare il dibattito e la riflessione critica nelle generazioni future di studiosi e ricercatori. La teoria del conflitto strategico, la sua analisi delle dinamiche geopolitiche contemporanee, la sua critica alle false dicotomie della politica moderna rappresentano strumenti di analisi che mantengono tutta la loro attualità.

Per una intera platea di uomini liberi che si rispecchiavano nel suo pensiero, La Grassa rappresentava un faro intellettuale in un’epoca di conformismo e di pensiero unico. La sua capacità di guardare oltre le apparenze, di cogliere i movimenti profondi della storia, di non lasciarsi ingannare dalle ideologie dominanti, lo rendeva una guida preziosa per tutti coloro che cercano di comprendere la complessità del mondo contemporaneo.

La sua figura rimarrà come esempio di cosa significhi essere veramente intellettuali: non seguaci di mode o portatori di interessi particolari, ma ricercatori appassionati della verità, disposti a pagare il prezzo dell’isolamento pur di mantenere la propria indipendenza di giudizio. In un’epoca in cui il pensiero critico è sempre più raro e prezioso, la lezione di Gianfranco La Grassa assume un valore particolare.

Il suo insegnamento principale è forse questo: il vero intellettuale non è colui che si adatta al pensiero dominante, ma colui che ha il coraggio di pensare con la propria testa, di sfidare le ortodossie consolidate, di cercare sempre nuove chiavi di lettura della realtà.

È questo spirito critico, questa tensione verso la comprensione autentica dei fenomeni sociali e politici che costituisce l’eredità più preziosa di Gianfranco La Grassa per tutti noi che continuiamo a credere nella forza emancipatrice del pensiero libero.

 

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