header csepi 3

smart working


di Letizia Lanzi

Anche questa volta, il giurista e politico, Pietro Ichino non perde l’occasione di denigrare ideologicamente i lavoratori della Pubblica Amministrazione, dichiarando che per la maggior parte dei casi lo smart working è equivalso ad una vacanza retribuita.
Innanzitutto stupisce che, al termine della sua invettiva, Ichino chieda al Ministero della Pubblica Amministrazione i dati sull’adesione dei dipendenti pubblici allo smart working, è spontaneo chiedersi da quali fonti abbia quindi attinto per la sua personale statistica di sfaticati, ma facciamo un po’ di chiarezza su questo strumento e su come sia utilizzato nella pubblica amministrazione.


Lo smart working, o meglio lavoro agile, è una modalità di esecuzione del lavoro subordinato volta a favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e caratterizzata, mediante accordo tra le parti, dall’assenza di vincoli di orario e di spazio e organizzata per obiettivi, fasi, cicli. Normato dalla Legge 22 maggio 2017 n.81, il lavoro agile, oltre che nel settore privato, è stato applicato anche alla Pubblica Amministrazione in regime sperimentale, l’adozione di tale modalità di lavoro è richiesta dal lavoratore e accordata dal datore di lavoro, la PA in questo specifico caso, definendo “sistemi di monitoraggio e di controllo interno, individuando specifici indicatori per la verifica dell’impatto sull’efficacia e sull’efficienza dell’azione amministrativa, nonché sulla qualità dei servizi erogati” (1) .
Già dal 2015 è stata forte la spinta ad incentivare il telelavoro (antenato del lavoro agile) nella PA, ponendo in capo alle amministrazioni l’obbligo di fissare obiettivi annuali al fine di convertire in tre anni almeno il 10% della forza lavoro a questa modalità.


Tra le misure adottate per il contenimento del contagio da COVID-19 vi è anche il superamento del regime sperimentale del lavoro agile per la PA che, quindi, viene caldeggiato anche all’interno delle amministrazioni pubbliche. Non bisogna però dimenticare che quando si parla di lavoro agile per la PA, in particolare ai tempi del Coronavirus, in realtà si fa riferimento solamente ad alcuni settori che possono applicare tale modalità. Si pensi infatti al comparto sanità o al comparto sicurezza nei quali la quasi totalità dei dipendenti non possono operare in smart working.


A differenza del settore privato nel quale, laddove possibile, il datore di lavoro ha obbligato il lavoratore a prestare la propria opera da casa e quindi non su istanza dello stesso, in deroga a quanto previsto dalla norma, nel settore pubblico è sì il dipendente ad averne fatto richiesta, ma è l’amministrazione pubblica a convenire sulla possibilità di applicare tale modalità di lavoro valutando innanzitutto la tipologia di attività, la fattibilità in remoto e l’adeguatezza dei mezzi per l’esecuzione.
Su questo ultimo punto, cioè la dotazione strumentale del dipendente in smart working, è bene fare qualche precisazione. Sul sito del Ministero della Pubblica Amministrazione è presente una ‘Guida Pratica al lavoro agile nella PA’ (2) nella quale di fatto si dà per scontato che il lavoratore debba mettere a disposizione ed utilizzare per il lavoro i suoi mezzi personali (smartphone, pc, connessione alla rete) e gli si forniscono istruzioni, anche ridicole, sull’uso degli stessi, ribaltando di fatto sul dipendente costi che sarebbero in capo alla PA in qualità di datore di lavoro, senza nessuna garanzia sulla sicurezza e l’efficienza di tali mezzi.

E’ scontato che all’interno di un gruppo di individui posti in modalità lavoro agile ci sia qualcuno che si approfitti della situazione per ridurre la propria efficienza, rischio tra l’altro al quale neanche il settore privato scampa, ma si tratta pur sempre di eccezioni non quantificate, né probabilmente quantificabili, pertanto la generalizzazione fatta da Ichino è solamente strumentale ad alimentare il mito del dipendente pubblico fannullone, salvo poi osannare ed elevare ad eroi nazionali gli stessi dipendenti pubblici appena denigrati.
Non va sottovalutato inoltre il contesto nel quale lo smart working è stato utilizzato. Durante il periodo emergenziale, considerando la reclusione forzata in casa, i lavoratori in smart working, tacciati da Ichino di essere dei vacanzieri, in realtà hanno di fatto operato in telelavoro, quindi con orari fissati, dovendo al contempo, nella maggior parte dei casi, occuparsi sia dei minori costretti anche loro a casa sia delle altre attività di cura che, invece di essere conciliate con il lavoro, si sono sovrapposte, in particolar modo per le lavoratrici sulle quali già normalmente grava il peso maggiore. 

Di fronte allo stupore di Ichino circa la retribuzione piena per i lavoratori in smart working si resta a dir poco esterrefatti, forse il giuslavorista non ha compreso che il lavoro agile nella PA è stato accordato solo ai lavoratori che potevano svolgere la propria attività anche da casa, sia appunto per la tipologia del lavoro da eseguire che per la strumentazione utilizzata, e in virtù di quale motivazione la loro retribuzione sarebbe dovuta essere inferiore? Tutti gli altri che hanno avuto bisogno di restare a casa, magari proprio per vigilare i figli che non andavano a scuola, hanno usufruito di ferie, permessi, congedi.

Infine, oltre alle illazioni gratuite di Ichino, fanno preoccupare le dichiarazioni del Ministro Dadone che, sull'onda di questa esperienza distorta, vuole rendere il lavoro agile strutturale per almeno il 30% dei dipendenti della PA, trasformandolo quindi da opportunità ad obbligo. Uno strumento che poteva essere, se correttamente utilizzato, una facilitazione per il lavoratore, rischia di diventare una trappola per il dipendente che non solo deve sopperire alle mancanze strutturali della PA, soprattutto in termini strumentali, ma viene anche assorbito in una dimensione totalizzante del lavoro nella misura in cui i limiti spaziali e temporali tra vita e lavoro non sono ben definiti.

 

Note:

(1) Circolare n. 1/2020 Ministero Pubblica Amministrazione del 04/03/2020
(2) http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/12-03-2020/guida-pratica-al-lavoro-agile-nella-pa 

 

Joomla templates by a4joomla

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.